Capsule caffè: e se il caffè del futuro fosse green?

capsule caffè

Dura vita per le capsule caffè: dopo Amburgo, altre città stanno cercando soluzioni più ecologiche. Si cerca un futuro green. E si lavora per realizzarlo.

 

Capsule caffè: storia di pastori, insonnia e contrabbando

Le capsule caffè sono il capitolo più recente della storia del caffè: nate inizialmente per ambienti lavorativi medio-piccoli che, visti i bassi consumi, non avevano bisogno di installare una macchina da caffè automatica, oggi il caffè in capsule ha avuto un vero e proprio boom anche a livello domestico, avviando uno sviluppo esponenziale pari a quello che si era verificato negli anni ‘90 con i cellulari.

Ma vi siete mai chiesti come è stato scoperto il caffè? Tutto merito di un gregge di capre e…di problemi di insonnia! O per lo meno così narra la leggenda: siamo nel IX secolo, in Abissinia, odierna Etiopia. Qui, nella provincia di Kaffa, viveva un pastore le cui capre non riuscivano a dormire la notte. La causa? Sembra che questi animali fossero particolarmente golosi di un frutto, molto simile a delle ciliegie che nasceva da una strana pianta, l’arbusto di caffè!

Da lì il caffè si diffuse in Arabia, dove le bacche e i suoi preziosi frutti furono custoditi gelosamente fino al XVII secolo, quando alcuni intrepidi commercianti olandesi ebbero il coraggio di portare via di contrabbando alcuni chicchi. Da quel momento in poi il caffè arrivò nelle tazzine di tutta Europa: oggi, in tutte le sue forme, (dai chicchi alla polvere, dalla moka alle più moderne macchinette con cialde e capsule), è la seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua. E il secondo prodotto commercializzato a livello mondiale, dopo il petrolio, con un volume di mercato pari a circa 15 bilioni di dollari.

 

Capsule caffè: come sono fatte e perché inquinano tanto

Tecnicamente, per caffè in capsule si intende una porzione di caffè in polvere, macinato e pressato a monte della lavorazione dalla grammatura variabile dai 5 ai 7 grammi, racchiusa in un involucro di plastica, accoppiato plastica-alluminio o esclusivamente alluminio destinata ad erogare una porzione di bevanda.

Diversamente dal porzionamento in cialde di carta che trova differenze soltanto nel dimensionamento fisico delle stesse, i sistemi a capsule sono svariati e differiscono tra di loro non solo per dimensioni ma anche per caratteristiche tecniche, confezionamento ed erogazione, che rendono il prodotto finale differente da sistema a sistema. In ogni caso, comunque, aroma, profumo e corposità del caffè rimangono intatte. E fin qui le notizie positive…

Ma se parliamo di impatto ambientale iniziano i “dolori”: come abbiamo già spiegato nel precedente articolo “Le capsule per il caffè: uno degli imballaggi più inquinanti in commercio”, le capsule caffè, essendo realizzate in plastica ed alluminio hanno un livello di eco-sostenibilità molto basso: questo significa che riciclarle è difficile e che sicuramente non sono la scelta più eco-friendly quando si ha voglia di un buon caffè.

 

Capsule di caffè vietate: l’esperienza di Amburgo

Proprio a causa del loro alto consumo (le stime parlano di oltre 2 miliardi di tazze di caffè al giorno) e della loro bassa sostenibilità ambientale, negli ultimi tempi alcune città hanno iniziato a prendere provvedimenti per cercare di ridurre il consumo di prodotti dannosi per l’ambiente.

Di rilievo, a questo proposito, l’esperienza di Amburgo che all’inizio del 2016 ha scelto di vietare, tra le altre cose, l’acquisto e l’utilizzo delle capsule da caffè usa e getta negli ambienti pubblici. “Il caffè in capsule è costoso e le cialde non sono molto ecologiche. La confezione è troppo grande rispetto al caffè che contengono e non vogliamo acquistare più questi prodotti con soldi pubblici”; così il portavoce del Ministero dell’Ambiente e dell’Energia Jan Dube ha spiegato la decisione del governo.

Le capsule caffè rientrano nei prodotti elencati nel decalogo di 150 pagine sulle forniture amiche dell’ambiente. Insieme alle capsule, l’elenco dei vietati include anche:

– le bottiglie di plastica;

– le posate usa e getta;

– la vernice che contiene biocidi;

– i prodotti per le pulizie al cloro;

– deodoranti per ambiente;

Grazie a questa iniziativa Amburgo punta a diventare un modello per tutto il paese nella speranza che l’ “enfasi ecologica” diventi contagiosa.

 

Capsule caffè ecologiche: come godersi un buon caffè a impatto zero

Negli ultimi anni diverse aziende hanno cercato di trovare una soluzione green che consentisse di ridurre l’impatto ambientale delle capsule del caffè usa e getta. Tra queste possiamo ricordare:

1) le capsule compostabili della Vergnano: L’azienda piemontese ha creato una nuova linea ecologica, la Èspresso1882, in vendita da aprile 2015. Sono le prime in commercio certificate “Ok compost” dalla Vinçotte, ente riconosciuto a livello internazionale, e possono essere smaltite nel bidone dell’umido senza bisogno di separare l’involucro dal residuo di caffè. Questo perché le capsule sono realizzate con poliesteri biodegradabili e compostabili in parte ottenuti da fonti rinnovabili, conforme alla normativa Uni En 13432;

2) il caffè in capsule Mater-Bi®: capsule e residuo umido possono essere riciclati insieme per diventare compost, cioè concime naturale per il suolo;

3) la capsula in acciaio MyCoffeeStar:  già distribuita in Germania, Austria, Francia e Stati Uniti arriverà presto anche in Italia ed è una capsula “eterna” che può essere riempita con qualsiasi tipo di caffè macinato sfuso.

Anche la Garbini Consulting è da diversi anni in prima linea per la sostenibilità del caffè: alle aziende che cercano capsule o cialde biodegradabili e compostabili, infatti, è in grado di fornire una soluzione completamente eco-sostenibile per godersi un caffè a vero impatto zero.

Caffè in capsule: Garbini Consulting e Gima Disponsable insieme per il caffè “aziendale”

Da alcuni anni la Garbini Consulting è in prima linea per la sostenibilità del caffè: alle aziende che cercano capsule o cialde biodegradabili e compostabili, infatti, è in grado di fornire un’alternativa completamente eco-sostenibile per godersi un vero caffè a impatto zero.

La soluzione green si chiama Gima Disponsable s.r.l., un’azienda romana, impegnata fin dal 1984 nella realizzazione di generi usa e getta per la casa che negli ultimi anni ha iniziato a produrre beni non impattanti sull’ecosistema tra cui anche le capsule per il caffè.

Come è nata questa idea? Ce lo facciamo raccontare direttamente dal fondatore dell’azienda, Maurizio Corazzi.

 


Ciao Maurizio, ci racconti la storia di Gima Disponsable?

La Gima Diponsable nasce nel 1984 con l’intenzione di posizionarsi all’interno di un mercato al tempo molto fiorente: quello dei genere “usa e getta” per la casa. Quando poi, negli anni ‘90 inizia lo sviluppo delle compagnie aeree, l’attività dell’azienda si concentra sulla produzione di prodotti realizzati specificatamente per le esigenze dei passeggeri di treni e/o aerei.

Nel 2004, in concomitanza con la diffusione della coscienza ambientalista, anche la Gima intraprende un nuovo percorso che la porterà alla creazione di un impianto produttivo a impatto zero, capace di realizzare contenitori che rispettano l’ambiente.

La svolta decisiva arriva però nel 2009 in un momento particolare per la storia dell’Europa: gli impegni di politica ambientale e la consapevolezza di voler salvaguardare il pianeta iniziano ad essere sempre più pressanti e questo cambiamento di mentalità segna anche il mutamento tecnologico dell’azienda.

Parli di “mutamento tecnologico”: ci spieghi cosa ha significato per la Gima la diffusione di una “consapevolezza ecologica”?

Consapevolezza ecologica per noi significa, e ha sempre significato, lasciare alle generazioni future un pianeta vivo e vitale, non compromesso dalla volontà dell’uomo di spingere le risorse oltre ogni limite.

Questo pensiero si è tradotto nella nostra attività quotidiana: “Our mission, zero emission” è infatti l’obiettivo che ci siamo posti e che si è realizzato attraverso la creazione dell’unico impianto green in Italia che parte da scarti vegetali provenienti da altre filiere produttive per la creazione di imballi alimentari, tra cui, da 5 anni anche le capsule da caffè.

Cosa si intende per scarti vegetali? E come funzionano gli impianti per lavorarle?

Gli impianti per lavorare le fibre vegetali si basano su processi molto simili a quelli di una tradizionale cartiera (anche se poi cambia il prodotto finale che viene realizzato): il materiale viene macerato in acqua, mentre le fibre che lo compongono rimangono in superficie in quanto si comportano come stecche rigide, caratteristica che le rende capaci di sistemarsi in catene parallele di fibre ben organizzate, quindi anche molto resistenti dal punto di vista meccanico, oltre che da punto di vista idrico.

Il particolare impianto della Gima permette produzioni in fibre vegetali modellate a partire dalla bagassa, un sottoprodotto della lavorazione della canna da zucchero, costituito dalla scorza e dalla parte fibrosa della canna dopo l’estrazione dello zucchero.

Storicamente questo sottoprodotto è sempre stato bruciato nei campi creando inquinamento, ma oggi se ne sono riscoperte le proprietà utili per produrre imballaggi ecosostenibili in sostituzione di carte, plastica e degli altri materiali tradizionali.

Questo significa che utilizzare la bagassa è un modo sia per abbattere l’inquinamento, sia per i consumi di energia, dal momento che la loro produzione ha bisogno di meno energia rispetto a quella degli imballaggi plastici.

Inoltre la bagassa, essendo naturale al 100%, è compostabile entro 90 giorni (considerato che la plastica impiega circa 400 anno per “degradarsi”). Ciò significa che queste produzioni sono senza dubbio il futuro per il settore degli imballaggi alimentari. La composizione 100% naturale, infatti, permette la piena compatibilità del prodotto con il contatto alimentare e la resistenza alle temperature consente di avere prestazioni superiori a quelle dei vecchi imballaggi plastici.

Come può essere applicata questa lavorazione alla produzione di capsule per il caffè?

È inutile negarlo: il materiale in assoluto più utilizzato per la creazione delle capsule caffè è la plastica perché ha dei costi produttivi per le aziende molti più bassi rispetto alle soluzioni green.

Il nostro lavoro, in questi anni, è stato proprio quello di cercare di creare una filiera produttiva verde basata sulla cellulosa proveniente da precedenti lavorazioni di altre industrie. La differenza sostanziale tra cellulosa vergine e non vergine sta nel fatto che quest’ultima proviene da scarti di altre industrie e che quindi non è stato tagliato alcun albero/pianta per la produzione.

Ne deriva che le nostre produzioni in fibre vegetali sono naturalmente biodegradabili e biocompostabili perché derivano da fonte rinnovabile e in più hanno in se quel valore aggiunto che recentemente si sta diffondendo anche nella coscienza dei consumatori: la tutela, il rispetto e la conservazione dell’ecosistema.

Traguardi per il futuro?

Il prossimo obiettivo su cui stiamo lavorando è quello di cercare di utilizzare quello cha abbiamo disponibile “in filiera corta”, quindi ricavare la cellulosa da tutti gli scarti in cui questa è presente, ma farlo a km 0!


Grazie alla collaborazione con la Gima Disponsable, quindi, Garbini è in grado di garantire alle aziende risparmio e allo stesso tempo maggiore attenzione all’ambiente.

Capsule caffè ecologiche: what else?

 

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