Energia dalle acque reflue e riduzione dei fanghi

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Dall’Italia arrivano dei progetti interessanti legati alla produzione di energia e all’economia circolare. Un team, che vanta come partner scientifico anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche e importanti finanziatori, ha ideato e realizzato un sistema che permette di trasformare un materiale di scarto come le acque reflue in energia elettrica.

La conseguenza dell’utilizzo dell’acqua per le varie attività dell’uomo è la produzione di scarichi che, prima di essere restituiti all’ambiente, devono essere sottoposti ad un trattamento depurativo. Questa depurazione genera i fanghi che risultano essere uno dei problemi più importanti per gli impianti di depurazione. I fanghi, infatti, vengono ad oggi recuperati in parte, con un trattamento, e diventano utili per il settore energetico (termovalorizzazione), per l’agricoltura (spandimento sul terreno) e per l’industria (compost, laterizi). La maggior parte, invece, deve essere smaltita attraverso l’incenerimento, senza recupero energetico, e il conferimento in discarica.

Purtroppo l’Italia, insieme a Malta, Romania, Bosnia e Herzegovina, è tra gli Stati europei che fa maggiormente utilizzo del conferimento in discarica, ma tra gli obiettivi a breve termine (2020) c’è quello di prevedere un decisivo ridimensionamento a favore di un incremento dello spandimento in agricoltura e della termovalorizzazione.

A migliorare la situazione ci potrebbe anche essere una nuova tecnologia brevettata che permette di ridurre il problema a monte, con una contrazione del quantitativo di fanghi prodotti, il tutto senza problemi o pericoli ambientali. Come? Trattando i fanghi civili e industriali e ridimensionando il loro volume di oltre il 70%.

I risultati

Questo vuol dire tagliare drasticamente i rifiuti organici di scarico con conseguenze molto positive: minor transito dei camion sulle strade, l’eliminazione degli odori molesti e di possibili sversamenti, infine la rimozione completa di patogeni e virus.

C’è di più, perché nel caso in cui nell’impianto di depurazione ci fosse un sistema di digestione anaerobica, si può incrementare la produzione di biogas fino al 40%. D’altra parte il gas si forma spontaneamente dalla materia organica che fermenta.

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I dati: riduzione dei fanghi e aumento energia dalle acque reflue

Tre gli impianti attivi – Lecce,  Ponte a Tressa (in provincia di Siena) e Collegno (in provincia di Torino) ed ecco alcuni dati: a Siena ogni anno 300 camion portavano via questi rifiuti, ora ridotti a 90. In un bacino di circa 100mila abitanti, nel 2016 sono stati diminuiti i fanghi del 73%, passando dalle 4600 tonnellate di media a 1415. A Lecce la riduzione è del 70%, ed è stato ottenuto anche un incremento di produzione di metano superiore al 44%, dopo l’accordo sottoscritto con la società municipalizzata Acquedotto Pugliese (bacino di 195mila abitanti). Inoltre i minori viaggi di trasporto dei rifiuti ha generato un risparmio di 700mila euro, circa il 15-20%, a vantaggio dei cittadini e dell’ambiente. Infine Collegno che ha un innovativo sistema a celle a combustibile, che permette di produrre elettricità e calore utilizzando biogas. In pratica la struttura potrà generare 175 kW elettrici, pari a un terzo circa dell’energia elettrica necessaria al funzionamento dell’impianto e al 100% del calore (bacino di 180mila abitanti).

In conclusione, la nuova tecnologia può aiutare il nostro pianeta se applicata ad ampio raggio: le acque reflue che escono dalle nostre case o dalle fabbriche vengono trattate, permettendo di ridurre i fanghi del 70% e aumentare la produzione di biogas fino al 40% circa. Meno consumo di energia per il processo, più autoproduzione e minore quantità di rifiuti grazie al calo della produzione dei fanghi e al maggior recupero: gli indicatori di efficienza sembrano virtuosi.

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