Le qualità sorprendenti del grafene

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Nel campo delle rinnovabili e del fotovoltaico è conosciuto. È il grafene, materiale la cui applicazione nel campo dell’energia può dettare una svolta. Un nuovo studio condotto dai fisici dell’Università dell’Arkansas ha rivelato una nuova proprietà del grafene che potrebbe essere sfruttata per generare una grande quantità di energia pulita. Un’ottima notizia che, sicuramente non ci permetterà di fare a meno di petrolio e gas nei prossimi anni, ma detta un cambiamento per il futuro dell’energia.

Le qualità del grafene

Il grafene è un materiale versatile, costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio (avente cioè uno spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo). Ha la resistenza meccanica del diamante, è il materiale conosciuto più resistente al mondo e ha la flessibilità della plastica. Le sue proprietà elettriche e la buona conducibilità lo rendono molto utilizzato nel campo dell’elettronica. Sembra infatti il candidato principale per la sostituzione del silicio nei materiali elettronici di nuova generazione. Viene utilizzato nella realizzazione di pannelli solari che hanno un’ottima efficienza energetica.

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Appare molto utile anche nel campo dei combustili fossili. Infatti il grafene, inserito nel processo di produzione degli oleodotti, aumenta la capacità di resistenza dei tubi alle eventuali perdite. Se queste ricerche andassero a buon fine si potrebbe dare nuova vita ad una rete già esistente ma obsoleta.

Un mercato in forte crescita

La cosa certa, al momento, è che il suo mercato sta crescendo a dismisura: mentre prima era appannaggio di Università e centri di ricerca, ora le numerose applicazioni lo rendono appetibile anche per il mondo dei privati. Si stima che il grafene dovrebbe generare un mercato che vale 278 milioni di dollari entro il 2020, con un tasso di crescita di quasi il 43% tra il 2015 e il 2020.

L’invenzione

E ora torniamo ai ricercatori della University of Arkansas che, guidati dal professor Paul Thibado, hanno brevettato un’invenzione chiamata Vibration Energy Harvester, or VEH. In pratica, gli scienziati hanno studiato i movimenti interni degli atomi di carbonio di grafene e hanno visto che questa energia si può utilizzare. Certo, per dispositivi di piccole dimensioni, come gli orologi da polso, i pace-maker, gli apparecchi biomedicali, acustici e sensori portatili. 

Tutti questi strumenti potrebbero funzionare senza batterie ricaricabili o pilette, ma appunto con una fonte di energia microscopica che si autoricarica, senza mai usurarsi. Una prospettiva straordinariamente interessante.

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