Kanèsis, la nuova bioplastica fatta con la canapa

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La nuova bioplastica si chiama Kanèsis

Nei mesi passati abbiamo dedicato un approfondimento sull’utilizzo eccessivo della plastica e sugli effetti devastanti per il nostro pianeta. Secondo il WWF la produzione totale di materie plastiche dagli anni Cinquanta ha raggiunto gli 8,3 miliardi di tonnellate e circa 6,3 miliardi sono state disperse nell’ambiente dopo l’utilizzo.

Per fortuna ognuno di noi può fare qualche azione per migliorare la situazione, anche se il vero cambiamento, decisivo, ci sarà quando tutti gli Stati prenderanno consapevolezza che dobbiamo utilizzare in modo intelligente la plastica ed eliminare quella usa e getta (dal primo gennaio 2019, nel nostro Paese sarà vietato produrre e vendere cotton fioc non biodegradabili e compostabili, cioè con il bastoncino in plastica).

Le bioplastiche

La maggior parte delle materie plastiche prodotte derivano dal petrolio e risultano dannose per la Terra. Ecco perché si sta ricorrendo alle bioplastiche, ovvero plastiche derivate da fonti rinnovabili di biomassa (alcune biodegradabili al 100%), che hanno un impatto molto ridotto sull’ambiente, con meno emissioni di anidride carbonica nell’aria rispetto a quelle tradizionali (dal 30 all’80%).

Tra le bioplastiche che possono aiutarci a risolvere alcuni problemi ambientali urgenti c’è quella derivata dalla canapa: biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine. Anche dei numerosi vantaggi della canapa ne parlammo alcuni mesi fa: solo per citarne alcuni le piante di canapa assorbono la CO2 (quasi 4 volte di più degli alberi), non hanno bisogno di molta acqua e crescono in fretta.

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Kanèsis crea la nuova bioplastica con la canapa

Un’azienda siciliana, Kanèsis – crasi tra la parola canapa e il termine greco κίνησις (kinesis), ossia “movimento” – sta producendo una plastica ecosostenibile proprio dagli scarti della lavorazione industriale di vegetali, tra cui la canapa.
La storia di Giovanni Milazzo e Antonio Caruso inizia a Ragusa nel 2014 e tutto cominciò con un esperimento in padella. Per ora è ancora in fase sperimentale e grazie anche agli esperimenti industriali con i partner e a due campagne di crowdfunding, i primi risultati sono molto positivi.
A scoprirli, di fatto, è stato il mondo dei Makers, con le loro stampanti 3d e non è un caso che Milazzo e Caruso hanno sviluppato i filamenti per questi dispositivi. Insieme a Coomingtools, Kanèsis è la promotrice di Hemprinted, primo brand italiano sorto per creare oggetti a base di filamento di canapa in stampa 3d.

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Materiale per la stampa 3d

I due ragazzi sono arrivati a sviluppare la Hempbioplastic (Hbp), una bioplastica composta principalmente da canapa e da altri scarti vegetali, indirizzata alla stampa 3d, che potrebbe sostituire l’acido polilattico (Pla), ovvero la bioplastica più usata al mondo, un derivato da risorse biologiche rinnovabili come l’amido di mais e la canna da zucchero.
Il prodotto finale, infatti, è un materiale plastico biodegradabile, che sembra simile al legno, super resistente ed anche economico.

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Progetto di vera economia circolare

Tra le cose da sottolineare il processo di economia circolare che lega l’intero progetto innovativo: Milazzo e Caruso, infatti, hanno creato un ponte tra il settore primario e quello secondario con la preparazione di prodotti industriali che derivano esclusivamente da materie prime agricole e naturali. In questo momento stanno lavorando anche ad un filamento a base di pomodoro, con gli scarti e le bucce.
Come hanno scritto sul loro sito www.kanesis.it:

La nostra ricerca è incentrata sui materiali di derivazione naturale: inspirati dai principi della chemiurgia di Henry Ford, stiamo sviluppando le scelte sostenibili per l’industria di domani.

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