Sacchetti bio fuorilegge, riconosciamo quelli conformi

Torniamo a distanza di 10 mesi sul tema dei sacchetti biodegradabili per la spesa. Non ci sono buone notizie e quindi lo scopo di questo post è incentivare a fare meglio.

Bio shopper obbligatorie dal 1 gennaio 2018

Dal primo gennaio 2018 c’è stata una novità importante per tutti i consumatori, ne abbiamo discusso in quei giorni: per legge sono diventate obbligatorie le bio-shopper per i prodotti di gastronomia, macelleria, pescheria, frutta, verdura e panetteria. Un’ottima scelta, anche se le nuove buste sono a pagamento per le persone, con costi compresi tra i 2 e i 10 centesimi. Quindi, cerchiamo di mantenere più sano il nostro pianeta sostituendo le vecchie buste di plastica, il cui smaltimento è sempre più complesso, facendole però pagare al consumatore. Alcuni giorni dopo, sempre a gennaio, è stato chiarito dal ministero della Salute che i sacchetti bio potevano anche essere portati da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti.

A distanza di dieci mesi, il quotidiano La Stampa e l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori più diffusa in Italia, Altroconsumo hanno fotografato quanto è successo dall’inizio dell’anno. Il giornale di Torino ha evidenziato che il prezzo dei sacchetti bio è quintuplicato: dal costo iniziale di 2 centesimi, infatti, si è passati a 10 cent in media. Questo comporta chiaramente un aggravio al portafoglio dei consumatori: se le prime stime dicevano che l’introduzione della legge sarebbe costata circa 12 euro all’anno, oggi sono diventati 60, con alcuni contesti che la portano a 90 euro.

 

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Sacchetti bio fuorilegge

Altroconsumo, invece, denuncia una situazione fuorilegge che deriva da un’inchiesta svolta nell’ultimo periodo. La metà dei sacchetti in circolazione, infatti, non sarebbe regolare, in quanto non rispetta i requisiti minimi di legge che prevedono la biodegradabilità, la compostabilità e l’impiego di almeno il 40% di materia prima rinnovabile per quelli monouso destinati a contenere e trasportare alimenti.

L’indagine è stata condotta in circa 200 punti vendita tra casalinghi, detersivi e cura della persona, fruttivendoli, macellerie e panetterie di 11 città: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma e Torino. C’è da dire che la grande distribuzione applica alla regola la nuova normativa, mentre nei negozi almeno 1 busta su 5 non è regolare. I mercati hanno la maglia nera: nel 70%  dei casi ci sono sacchetti bio fuorilegge, una vera selva. Anzi, molto spesso non sono nemmeno bio.

Preservare il nostro pianeta è importante e per questo, noi di Risparmio Virtuoso, chiediamo massima attenzione quando si va a fare spesa.

Cosa possiamo fare contro i sacchetti bio fuorilegge

La legge impone ai produttori di indicare il nome sul sacchetto, il marchio di certificazione e l’indirizzo, in modo da poter risalire alla fonte della catena produttiva: diamoci un’occhiata. Il sacchetto conforme alla legge deve riportare la scritta biodegradabile e compostabile, avere il codice dello standard europeo- UNI EN 13432:2002 e il marchio di un ente certificatore.

 

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