DDL Salvamare, verso una filiera ittica green

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Ecco finalmente quello che mancava all’Italia per la lotta alla plastica dispersa nell’ambiente. È stato approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge Salvamare, un provvedimento che permette ai pescatori di portare a terra la plastica finita accidentalmente nelle loro reti. Un passo in avanti per combattere l’inquinamento marino che sta diventando sempre più allarmante, una emergenza planetaria con oltre otto milioni di tonnellate che ogni anno inquinano mari e oceani, secondo le stime dell’Onu.

Perché il disegno di legge Salvamare è importante

Vuoi sapere perché questo ddl è importante? Due sono i motivi fondamentali.

Uno è perché fino ad oggi, i pescatori che portavano in porto i rifiuti rimasti nelle reti insieme ai pesci potevano essere accusati di traffico di rifiuti e avrebbero dovuto anche pagare per lo smaltimento. Assurdo, ma è così. Noi buttiamo in mare i rifiuti di plastica e se qualcuno (che lavora) li pesca accidentalmente può essere accusato di traffico di rifiuti.

E così i pescatori, per non incappare in serissimi problemi, erano “costretti” a ributtare in mare la plastica che era finita nelle loro reti, magari per ripescare poi la volta seguente. A differenza di quelli spiaggiati che rientrano nella categoria dei rifiuti urbani, i rifiuti adagiati sui fondali non erano normati.

Due perché l’Italia è circondata dal mare e questo problema dei rifiuti sta impattando anche sulla catena alimentare. Pazzesco. Come ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa:

Se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce.

I danni della plastica in mare

Oggi il 95% dei rifiuti in mare aperto è plastica e come ricordano i ricercatori, nel Mar Mediterraneo 134 specie sono vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, le 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini. Tutte le specie di tartarughe marine presenti nel Mediterraneo presentano plastica nello stomaco. È quindi indispensabile puntare immediatamente al risanamento dell’ecosistema marino.

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È ora di creare una filiera ittica green

D’ora in avanti, i pescatori possono diventare anche degli “spazzini” del mare, un cambio di rotta doveroso, tra l’altro previsto dalla direttiva europea Marine Strategy e finora ostacolata dalla nostra normativa. Nei porti dovranno essere realizzate delle isole ecologiche per lo smaltimento dei rifiuti, dove i pescatori potranno consegnare le plastiche pescate dal mare come rifiuto equiparato a quelli prodotti dalle navi.

Secondo il disegno di legge Salvamare i pescatori potranno avere un certificato ambientale e la loro filiera di pescato sarà adeguatamente riconoscibile e riconosciuta: si va verso la filiera ittica green.

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